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Mag 04

Re Giorgio Corona eroe promozione

Il 43enne bomber siciliano domenica scorsa con una rete al 93′ ha trascinato l’Atletico Catania alla vittoria del campionato di Promozione. Autore di oltre 250 gol in carriera Corona è uno dei pochi attaccanti che ha segnato in tutte le categorie dalla Terza Categoria col Borgo Nuovo alla Serie A col Catania: “Dovrebbe essere stata la mia ultima gara da giocatore ma nel calcio non si sa mai”.

Corona indossa la maglia della JS in BEssere decisivo fino all’ultimo istante. Determinare il risultato della tua squadra anche in quella che, in cuor tuo, sai potrebbe essere stata realmente l’ultima partita. Se esistesse il sipario perfetto alla carriera di un calciatore in tanti sceglierebbero quello di Giorgio Corona, bomber siciliano da oltre 250 gol in carriera segnati in tutte le categorie (dalla Terza Categoria alla Serie A) che a 43 anni suonati, domenica scorsa, ha festeggiato la vittoria del campionato di Promozione con l’Atletico Catania segnando la rete decisiva al 93’ che ha regalato il successo contro l’Aci Sant’Antonio.

Una zampata d’autore che ha coronato una domenica perfetta e cancellato l’amaro in bocca per la retrocessione della passata stagione: “Avevo deciso di mollare il calcio giocato la scorsa estate, dopo che ero retrocesso con l’Atletico Catania dall’Eccellenza alla Promozione dopo una sconfitta nei playout con la San Pio X. Ero determinato e convinto che non sarei tornato sulla mia decisione però il patron Franco Proto (imprenditore di Enna, che dallo scorso mese di marzo ha lasciato la presidenza dell’Atletico Catania per diventare azionista di maggioranza e presidente del Messina) a gennaio ha insistito affinché tornassi a vestire la maglia dell’Atletico e aiutassi la squadra a vincere il campionato e a riguadagnare l’Eccellenza persa sul campo l’anno precedente. Alla fine è valsa la pena tornare in campo perché mi sono divertito, sono riuscito a dare il mio contributo (7 gol in 8 partite) e la squadra ha tagliato il traguardo chiudendo l’annata con 73 punti, una striscia di 25 risultati consecutivi e la miglior retroguardia del torneo (13 reti incassate, ndr)”.

La decima vittoria consecutiva, quella che ha definitivamente tagliato fuori dai giochi il Ragusa dalla corsa per il primo posto, è arrivata in modo rocambolesco al termine di una partita che sembrava stregata ma che Re Giorgio è riuscito a risolvere con un guizzo da bomber vero: Abbiamo inconsciamente commesso l’errore di sottovalutare l’avversario e ci siamo complicati la vita non giocando una partita all’altezza delle nostre potenzialità. Col passare dei minuti l’assillo di dover vincere a tutti i costi ha fatto crescere il nervosismo e riscaldato gli animi in campo. Abbiamo alzato la pressione nella ripresa ma di gol nemmeno l’ombra. Al 93’ per fortuna, su una delle ultime palle buttate in mezzo all’area, riesco a trovare la deviazione vincente e a scaraventare il pallone in rete. Sono corso sotto il settore dei nostri tifosi e sono stato travolto dagli abbracci dei compagni. Al fischio finale sono stato a lungo abbracciato dal massaggiatore e mi sono goduto le facce gioiose e contente dei miei compagni e di tutti i membri dello staff. Ero più contento per loro che per me, io in fondo ero arrivato a gennaio per dare una mano ma loro hanno lavorato sin da agosto per riguadagnarsi ciò che avevano perso. Hanno agevolato tanto il mio lavoro ed è stato bello regalare una gioia ai tifosi e alla società. Ora però non chiedetemi se giocherò anche il prossimo anno… L’accordo col presidente Proto è quello di diventare club manager del Messina, collaborare col direttore sportivo del club e smettere i panni dell’attaccante. Però, chissà, fra un paio di mesi magari le cose potrebbero cambiare. L’idea è di smettere però lo capirò veramente solo quando la stagione agonistica riprenderà”.

Quando hai il privilegio di poter fare quattro chiacchiere con un calciatore con una carriera tanto longeva come quella di Corona, è normale chiedersi se ci sia qualche segreto dietro alla voglia intatta di rincorrere un pallone a 43 anni fregandosene degli acciacchi e giocando davanti a poche centinaia di spettatori su campi spesso polverosi o fatiscenti per un rimborso spese che non ti cambia certo la vita: “L’unico segreto è l’amore per il proprio lavoro, è quello che non ti fa pesare certi sacrifici, non ti fa sentire la fatica e soprattutto ti impone di comportarti da professionista anche in ambienti dilettantistici in cui magari tutto questo non è richiesto. Pranzare con la pasta in bianco e la fetta di prosciutto a cena, arrivare agli allenamenti mezzora o tre quarti d’ora prima sono cose che per me rappresentano la normalità e non vivo come una rinuncia. All’Atletico Catania tutti percepiscono un rimborso spese e si guadagnano da vivere svolgendo un altro lavoro. Questo però non mi impone di non provare a dare l’esempio, fare il professionista, mettersi a disposizione e dare consigli a chi vuole migliorare e ti chiede magari un aiuto. Il calcio è la mia passione da quando andavo alle elementari e seguivo i consigli di mio zio Francesco Ganci, mister della Alberto Amedeo la mia prima squadra. Ho avuto la fortuna di farlo diventare il mio lavoro e ancora oggi non riesco a farne a meno”.

Spulciando il ruolino dei marcatori, le stagioni in doppia cifra, le 10 promozioni conquistate in carriera (due dalla Serie C alla Serie B con Catanzaro, 2003-2004, e Juve Stabia, 2010-2011, altrettante dalla Serie D alla Lega Pro con il Messina, 2012-2013/2013-2014, la vittoria del campionato di Promozione con l’Atletico Catania quest’anno più altre cinque promozioni ottenute con Borgo Nuovo e Cinisi nei campionati di Terza, Seconda e Prima Categoria nella prima metà degli anni ’90, ndr) fa quasi sorridere pensare che Corona fino all’età di 22-23 anni non era convinto di poter fare il calciatore professionista e si divideva fra campo e lavoro: “Ho capito che avrei potuto aspirare a una carriera da calciatore quando nella stagione ’96-97 il Palermo, allora in Serie B, dopo avermi fatto visionare pretese dal Cinisi che mi allenassi per tre mesi con la prima squadra. Lì capii che avevo le qualità per sfondare e che avrei potuto smettere di fare l’ascensorista o il cameriere. Dal lunedì al venerdì mi allenavo alle dipendenze di mister Arcoleo e la domenica giocavo col Cinisi in Promozione dove segnavo uno o due gol ogni partita e vinsi la classifica cannonieri con 34 reti. Al termine di quella stagione conobbi il mio procuratore Pietro Riberti, che è purtroppo morto un anno fa ma che per me è stato una sorta di fratello acquisito più che un semplice agente, che mi portò a Milazzo da Pasquale Marino. Cercava un attaccante che facesse gol e Pietro disse che ero l’uomo giusto per lui. Realizzai 19 gol in 33 presenze alla prima annata in D e migrai a Messina dove disputai la mia prima stagione fra i professionisti”.

Con Pasquale Marino, Corona nel 2006-2007 disputò l’unica stagione in Serie A della sua carriera a Catania: chiuse l’annata con 7 reti in 31 incontri e si mise in luce oltre che per le sue pregevoli marcature per l’abitudine a giocare con i pantaloncini rigirati negli slip: Si trattava di un rituale scaramantico, ora lo posso rivelare, mi fa specie che a distanza di anni ancora ci si ricordi di me non per i gol ma perché indossavo i pantaloncini arrotolato come Kempes… Ma d’altronde viviamo in un mondo particolare dove darsi un tono è più importanti che fare i fatti. Io però non l’ho mai pensata così”.

Amato e rispettato da tutte le tifoserie in cui ha giocato, Corona ha un unico rimpianto per la sua carriera: Non aver visto i miei fratelli Natale e Michael diventare calciatori professionisti. Avrebbero avuto le carte in regola per fare più strada, specie mio fratello maggiore Natale che era un centrocampista coi piedi buoni e una visione di gioco straordinaria. A livello di talento puro, anche per mio padre Giacomo, lui era più forte di me. Purtroppo però il sabato sera prima della partita mentre io stavo a casa a riposare, lui usciva a ballare e tornava a casa in tempo giusto per prendere la borsa e andare allo stadio a giocare. E’ questa sregolatezza che gli ha impedito di salire su certi treni. Peccato, però alla fine l’importante è che entrambi lavorino (Natale è un metronotte, Michael operaio in una ditta di surgelati) e si siano costruiti una famiglia”. E’ anche pensando ai fratelli e alla condizione di tanti suoi conterranei che Corona non ha il benché rimorso per la sua carriera da calciatore: “Ho segnato in tutte le categorie calcistiche, ho trasformato la mia passione nel mio lavoro, sono sposato da 19 anni con Rita, una donna straordinaria che mi ha sempre sostenuto in ogni scelta. Ho tre splendidi figli: due femmine (Noemi e Marika di 17 e 12 anni) e un maschio (Giacomo, 15 anni attaccante dei Giovanissimi del Palermo) che come suo papà ha sempre il pallone fra i piedi e mi auguro possa ripercorrere le orme e fare anche meglio. Se avessi rimpianti sarei un deficiente e farei un torto ai tanti siciliani e uomini del sud che con uno stipendio di 5-600 euro al mese si trovano a dover crescere la famiglia e sbarcare il lunario. Loro possono avere rimpianti, io posso solo ringraziare ed essere orgoglioso del cammino fatto e di tutto ciò che riempie la mia vita”.

Fonte: it.eurosport.com

 

 

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